Coronavirus in Lombardia, i dati aggiornati a lunedì 16 novembre

Il commento 

Si può confermare che la progressione dei nuovi contagi si sta linearizzando. Purtroppo la pressione sul sistema sanitario è arrivata a un livello critico e anche una crescita lineare diventa difficile da gestire.
La priorità assoluta è quella di potenziare gli strumenti di prevenzione e quindi bisogna:

  • chiudere il prima possibile questa faticosissima campagna di vaccinazione antinfluenzale;
  • potenziare le USCA, che sono ancora insufficienti;
  • rendere più veloci i tempi di prenotazione dei tamponi e di risposta delle analisi;
  • ripristinare il sistema di tracciamento potenziandolo laddove ha dimostrato tutte le sue lacune;
  • identificare immediatamente le strutture di accoglienza (COVID Hotel) dove ospitare i casi positivi che non hanno a disposizione abitazioni adeguate all’isolamento personale;
  • prestare attenzione alle RSA visto i focolai che si stanno sviluppando o che si rischia si sviluppino all’interno di queste strutture.

Regione Lombardia continua a non fornire i dati provinciali senza così permettere un’analisi più puntuale della situazione in cui si trovano i diversi territori.

Questa nuova emergenza mette ancora più a rischio le persone che hanno necessità di ricorrere al sistema sanitario per ragioni diverse dal COVID-19: oggi più che ad aprile i pazienti non-COVID sono in pericolo! Questo perché non c’è stata alcuna pianificazione della gestione di questa (prevista) seconda ondata.

I numeri

Il numero dei casi positivi di quest’ultima settimana è pari a 59.377, circa il 6% più di quanto rilevato nella scorsa settimana (erano 55.902) e quasi il 15% in più di quella precedente (erano 51.696, e prima ancora 29.477 e 14.736): è evidente la progressiva riduzione dell’incremento esponenziale del contagio a conferma della linearizzazione del trend (ci indica che siamo vicini al massimo dei casi positivi, dopo di che potrebbe finalmente iniziare un trend discendente).
Nella settimana che si chiude oggi sono stati comunicati circa 290.000 tamponi, ancora in crescita rispetto al livello delle ultime settimane. La percentuale dei casi positivi sul numero di tamponi efficaci (positivi + negativi) rimane vicina al 30% e anche la percentuale di tamponi positivi per le persone «nuove» sottoposte al test rimane vicina al 40%. Il fatto che questi valori non crescano più nelle ultime settimane non può purtroppo essere interpretato come un segnale positivo perché sono valori talmente elevati da indicare chiaramente che la situazione è praticamente fuori controllo e non si riescono ad effettuare tutti i tamponi che sarebbero necessari per un corretto monitoraggio della situazione.
Il numero dei ricoverati (sia in terapia intensiva che non) sembra crescere in maniera lineare rispetto alla settimana precedente (siamo oggi a 855 ricoverati in terapia intensiva, rispetto ai 670 della settimana scorsa e ai 435 di quella precedente).
Il numero dei decessi settimanali è pari a 1.024, circa il 25% più della scorsa settimana, quando erano 807, e quasi tre volte più di quella precedente (in cui erano 383, e prima 168). Anche in questo caso si può rilevare che l’andamento è di tipo esponenziale, ma l’esponente sta diminuendo.

La situazione delle province

Nelle ultime quattro settimane, le province lombarde dimostrano tutte un andamento crescente e si possono dividere in gruppi a seconda della velocità della crescita rispetto al valore registrato quattro settimane fa:

  • crescita tra il 150% e il 200%, cioè meno di 2 volte il valore di riferimento (Lodi, Monza, Milano, Pavia e Sondrio);
  • crescita tra il 200% e il 300%, cioè 2/3 volte il valore di riferimento (Bergamo, Brescia, Cremona e Lecco);
  • crescita oltre il 300%, cioè più di 3 volte il valore di riferimento (Como, Mantova e Varese).