Covid-19 in Lombardia: l’analisi dati di mercoledì 20 aprile

I numeri del Covid-19 in Lombardia

49.713 positivi settimanali, in calo dell’11 % circa rispetto alla settimana precedente (56.152) e e rispetto a due settimane fa (56.619). In terapia intensiva si registrano due ricoveri in meno, mentre nei reparti ordinari se ne registrano 20 in più, Il numero dei decessi (167) aumenta del 7% rispetto a quanto rilevato settimana scorsa (156) e del 42% rispetto a due settimane fa (156). Nella settimana che si chiude oggi sono stati comunicati circa 380 mila tamponi, di cui 66 mila molecolari e 314 mila antigenici.

Varese registra 523 casi circa 100.000 abitanti – dato più alto. Segue Lecco con 564. Dato più basso a Bergamo: 309. La media lombarda è 484 (elenco completo nella slide numero 8).


Per quanto riguarda le vaccinazioni, in questa ultima settimana sono state somministrate circa 23 dosi mila così divise:

  • 874 prime dosi;
  • 2k seconde dosi;
  • 20k dosi «booster».

Ancora caos sull’agenda unica 

L’intervista alla Vicepresidente Moratti, pubblicata su La Repubblica Milano di ieri, ribadisce che la sanità in Lombardia non è uguale per tutte e tutti e che se hai i soldi ricorri al privato e prenoti visite e operazioni in tempi rapidi, altrimenti devi aspettare mesi e mesi e convivere con la malattia.

Un esempio eclatante è l’agenda unica delle prenotazioni, che Regione Lombardia – e la stessa Moratti – promette da tempo e che ancora non vede luce. Va chiarito, però, manca la volontà di farlo perché le risorse, come dimostrano i copiosi stanziamenti degli ultimi anni, ci sono. E la volontà manca perché si andrebbero ad intaccare gli interessi di alcuni operatori della sanità privata, restii a condividere la propria agenda con il pubblico. Eppure questa misura risolverebbe i problemi di molte lombarde e lombardi che oggi faticano ad avere accesso ad alcune prestazioni sanitarie nel sistema pubblico.

Inoltre, l’ultima timida delibera su liste d’attesa e potenziamento della diagnostica non risolve i problemi, anzi, ed è in completo contrasto con quanto annunciato dalla Vicepresidente: agisce solo su una struttura per Asst, include poche prestazioni e non alloca risorse per potenziare strutture e personale. Insomma, ribalta sulle strutture l’onere di un impegno che loro stessi non riescono a rispettare.