Covid-19 in Lombardia: l’analisi dati di mercoledì 11 maggio

I numeri del Covid-19 in Lombardia

37.387 positivi settimanali, in diminuzione del 19% circa rispetto alla settimana precedente (46.226) e in del 27% rispetto a due settimane fa (51.544). In terapia intensiva si registra un ricovero in più, mentre nei reparti ordinari se ne registrano 146 in meno. Il numero dei decessi (155) diminuisce del 5% rispetto a quanto rilevato settimana scorsa (163) e del 22% rispetto a due settimane fa (198). 272 mila tamponi settimanali, di cui 55 mila molecolari e 217 mila antigenici.

Lecco registra 470 casi circa 100.000 abitanti – dato più alto. Segue Sondrio con 463. Dato più basso a Bergamo: 305. La media lombarda è 379 (elenco completo nella slide numero 8).

Per quanto riguarda le vaccinazioni, in questa ultima settimana sono state somministrate circa 11 mila così divise:

  • 1k seconde dosi;
  • 10k dosi «booster».

La riforma della sanità lombarda è stata modificata, ma i problemi di lombarde e lombardi restano tutti

Dopo sei mesi dall’approvazione, la riforma della sanità lombarda ha dovuto essere corretta da un nuovo voto in Aula e non su aspetti secondari, ma per modifiche sostanziali. Senza queste modifiche, chieste espressamente dal Governo, la riforma sarebbe stata impugnata e rimandata al giudizio della Corte costituzionale. Tuttavia, i problemi dei lombardi, come la mancanza di medici, i pronto soccorso intasati e le liste d’attesa lunghissime, anche con questa nuova versione non vengono affrontati e risolti.
 
Tante parole e tante promesse, ma i problemi rimangono tali e quali. L’impressione è che si tratti solo di una grande finzione per non cambiare nulla e non toccare interessi consolidati: basta pensare alle numerose inaugurazioni di Case di Comunità che, al momento, sono solo gusci vuoti e non offrono i servizi previsti dalla normativa nazionale. La Lombardia vuole i soldi dello Stato e dell’Europa, ma per continuare a farsi gli affari propri.
 
Come gruppo Pd abbiamo presentato diversi ordini del giorno, quasi tutti respinti dalla maggioranza, per evidenziare i gravi errori della legge: dal pessimo funzionamento dei pronto soccorso ai criteri di acquisto delle prestazioni dai privati accreditati, al ruolo dei sindaci che dovrebbero essere coinvolti nella programmazione della sanità territoriale.
 
Abbiamo chiesto l’aumento dell’importo delle borse di studio per gli specializzandi e l’affiancamento di personale infermieristico e amministrativo per snellire alcune pratiche di routine e ridurre gli adempimenti burocratici e amministrativi, affinché l’attenzione principale possa essere dedicata alle persone e non alla burocrazia ma nulla di tutto questo è stato accolto, così come resta ancora irrisolto il problema delle liste d’attesa che genera di fatto un sistema sanitario non equo. Chi può pagare si cura, chi non può deve attendere, a rischio della propria salute. Non a caso, la Lombardia è la regione in cui si spende di più per curarsi.